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Pina Pepe
Nome: Pina

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Cognome: Pepe
Professione: Fotografa
Tecniche:  
   
   

Curriculum

LA POETICA FOTOGRAFICA DI GIUSEPPINA PEPE

di G. Pecci

Registrare un breve e stanco sorriso, una contrazione della mano, la comparsa momentanea del sole tra le nubi, la fugace nebbia mattutina che nei giorni d’inverno avvolge come un velo, impalpabile ed effimero, le cose, le persone, gli amori e i dolori che circondano l’esistenza umana: è la poetica di Giuseppina Pepe. La sua arte è in un momento eternato nella plasticità di un gesto, di uno sguardo. di un sorriso: non importa di chi. Importa, invece, la sensazione di eterno e di familiare che ci ricorda la nostra esistenza, la dimensione fugace di un attimo fissato per sempre a memoria di noi stessi, come un ricordo vivo, concreto, reale, qui ed ora, del nostro viaggio nel tempo e nei luoghi della nostra esistenza.

La fotografa vede, legge, scopre e mette a nudo la realtà di un’immagine che prima di diventare fotografica (nel senso etimologico del termine cioè scrittura fotografica ottenuta attraverso la luce, le onde luminose emananti dai soggetti fotografati) è un’immagine viva e presente nella propria mente, un’interpretazione del soggetto che andrà a ritrarre con la macchina fotografica. che è usata appunto come uno strumento, come il pittore usa la matita o il pennello o lo scrittore usa la penna. Non è importante lo strumento, ma l’uso che di esso se ne fa. Dietro l’occhio meccanico della macchina vi è l’occhio fisico e spirituale dell’artista che sceg1ie il momento giusto per eternare un gesto, uno sguardo, che sarà impresso in un fotogramma. Nel “click” fotografico, sordo e metallico, della macchina è racchiuso un universo che si offre attraverso un’immagine che vorrà svelarci un aspetto particolare. anche intimo e personale, che induce tutti noi a guardare e a riflettere. La foto dev ‘essere “pensosa”, deve veicolare un pensiero, un gesto, un atteggiamento: non può essere neutrale dal momento che essa esiste. Ed esiste proprio perché alla sua realizzazione presiede una motivazione, un perché,che è anche la genesi che la giustifica e la concretizza nell’atto creativo del fotografo.

Nella giovane e valente artista possiamo ritrovare anche echi, forti e pregnanti, della fotografia di Man Ray, una pietra miliare della storia della fotografia di questo nostro secolo. Echi delle immagini di Ray sono presenti nel gusto e nella tecnica fotografica di Giuseppina: essi sono collegabili ai rayogrammi e alle solarizzazioni delle figure umane proposte da Ray nel chiuso della camera oscura, nel laboratorio di sviluppo e stampa. nel gabinetto alchemico dal quale nascono le immagini. Infatti in molte ricerche fotografiche della Pepe vi è la costruzione dell’immagine ottenuta con procedure e tecniche che vengono messe a punto nella camera oscura, il luogo privilegiato dove si concretizzano. dove si materializzano le immagini. Esse, così, acquistano una dimensione che è propria della psicologia, dell’onirismo, della sospensione tra sogno e realtà, dello spostamento di significato e della sua condensazione, sulla linea della psicologia freudiana.

Così, per esempio. i capelli di una persona ritratta fotograficamente possono acquistare colori e tonalità accese e surreali che sconvolgono perché ribaltano il senso comune della percezione della realtà delle cose. Tutto ciò è il risultato di una raffinata scrittura fotografica ottenuta in laboratorio, giocando e sperimentando nuove tecniche di rappresentazione di sviluppo e di messa in codice dell’immagine. L’ingranditore. gli acidi e le carte sensibili alla luce sono soltanto l’elemento base, il necessario pretesto da cui partire per rendere visibile un’idea che prima di tutto è frutto di un pensiero, di un sogno, di un’astrazione mentale e che poi, pian piano, prende forma e si concretizza nella realtà nelle vesti di una fotografia a volte “strana”, a volte ‘curiosa”, ma ricca di riferimenti personali che sono il vissuto emotivo e creativo dell’artista che si offre agli altri e costringe gli altri a guardare e a pensare.

L’arte di Giuseppina è e vuole essere problematica perché è solo attraverso il confronto tra se stessa, il mondo e il pubblico che si può stimolare la riflessione sul senso generale dell’esistenza umana, e non è cosa da poco. Tutti siamo in grado di scattare una foto, ma non tutti siamo in grado di essere veri fotografi. E Pina lo è, nel senso più pieno e vero del termine. Dietro le sue fotografie vi è un rigore morale e intellettuale di grande intensità emotiva e creativa, ella fotografa con grande abnegazione, semplicità e valore perché fotografa con amore.

Alcune fotografie ritraggono, provocatoriamente, brandelli di ligure umane, ma non sono la negazione del corpo quanto la frantumazione di esso. Il corpo è come un puzzle. ogni sua parte dev’essere ricostituita nel suo insieme: ogni pezzo anatomico è a se stante. eppure rimanda all’unità, all’integrità che deve essere ricomposta prima nell’immaginazione di colui o colei che osserva e poi nella totalità del referente. cioè del soggetto fotografato. Vi è. quindi, in questa operazione la frantumazione della sequenza fotografica e degli stessi fotogrammi. e la successiva loro ricostruzione. Si tratta di un gioco. di una dimensione ludica. che costringe l’immaginazione ad operare prima una estraniazione. apparentemente spiazzante. del corpo da se stesso, seguita, poi, da un successivo sforzo di ricomposizione dell’immagine. E l’arte, la dimensione creativa di Giuseppina Pepe, è proprio quest’operazione. semplice e complessa allo stesso tempo. di frammentazione e ricomposizione della realtà.